Allarmante caso di avvelenamento dopo la consumazione di mandragora ritrovata nei surgelati. Interviene il Ministero della Salute che dispone il ritiro dei lotti incriminati.
Due persone ignare di mangiare mandragora avrebbero accusato sintomi di avvelenamento dopo la sua consumazione. L’accaduto ha richiesto l’intervento del Ministero della Salute. In via precauzionale è stato pertanto disposto il ritiro di un lotto di surgelati.
Si tratta del lotto numero 273 di spinaci “Il Gigante”. Il prodotto non va consumato nemmeno se surgelato. La busta dell’incidente, sospettata di contaminazione, era di 500 grammi.
Il Ministero ha avvertito di non consumare il prodotto anche se surgelato. La scadenza era infatti prevista per il 7 ottobre. I surgelati incriminati sono stati messi sul mercato dall’azienda Spinerb di Colleoni Andrea e C snc con sede a Gorlago, nel bergamasco. L’allerta è collegata alla nota Rasff 2022.5877, notificata all’Italia per un sospetto contaminazione da mandragora degli spinaci di IV gamma. Da qui la comparsa di sintomi da avvelenamento da parasimpaticolitici (anticolinergici e antimuscarinici) e spasmolitici in due persone. L’allerta sociale è causata dal fatto che la mandragora può confondersi facilmente con le foglie di spinaci, riuscendo ad essere letale.
Per aver ingerito mandragora confusa con spinaci, nei giorni scorsi si sarebbero sentite male una decina di persone. Le vittime sarebbero appartenute a nuclei familiari differenti e residenti nella provincia di Napoli. I sintomi sono stati molteplici e intensi: allucinazioni, problemi intestinali, malori. Per i malcapitati si è reso necessario anche il ricovero in ospedale. Il paziente più grave avrebbe consumato addirittura una frittata di spinaci.
Stando alle prime ricostruzioni la verdura sarebbe stata acquistata sfusa e non imbustata. I carabinieri e la Asl Napoli 2 Nord hanno proceduto all’identificazione della merce sospetta. L’azienda produttrice sarebbe a quanto pare abruzzese, di Avezzano. Con tutta probabilità gli spinaci potrebbero essere stati coltivati in campo aperto. Si attendono gli ultimi aggiornamenti per poter confermare o meno se si sia trattato di avvelenamento da mandragora. Di certo “Dalle analisi compiute è emerso che sicuramente l’avvelenamento è stato di origine vegetale”. A dichiararlo è stato il direttore dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno, Gennaro Limone.
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