Incredibile quanto accaduto su un mezzo di trasporto pubblico a Milano. Stamani mentre tutta Italia si è risvegliata con gli occhi puntati sulle elezioni politiche, nella città meneghina ieri sera è andato in scena uno “spettacolo” davvero bizzarro. Ecco quello che è accaduto.
Il mondo è davvero strano, direbbe qualcuno. Come dargli torto dopo quello che è successo sabato sera a Milano? Una vicenda a metà tra le comiche e la tragedia. Una donna sale su un autobus e durante il tragitto disturba i passeggeri, finendo per urinare davanti a tutti sul mezzo dell’ATM.
Le conseguenze dell’insolito comportamento causano un’ora di ritardo e l’intervento dei carabinieri. L’accaduto si è consumato la sera scorsa a Milano, in via De marchi, sul mezzo che serve la linea 87. La protagonista è stata una giovane di 21 anni. Secondo le testimonianze la donna sembrava molto alterata, rimanendo tale anche quando sono intervenuti i carabinieri, chiamati da alcuni passeggeri in preda al panico.
Visto che la 21enne non cessava di infastidire i passeggeri, ecco che si è reso necessario l’intervento dei carabinieri. Giunti sul posto i militari dell’Arma hanno preso contatto con la donna, cercando di calmarla e farla ragionare. Questa, in evidente stato di agitazione, non si è lasciata intimidire dall’arrivo degli uomini del Nucleo radiomobile, ed anzi alla vista delle uniformi si è scagliata contro le forze dell’ordine. Nel tentativo di avere la meglio la giovane è riuscita a ferire un carabiniere con un pugno sullo zigomo.
Ad un altro ha invece dato un morso sul polso. Infine è stata bloccata e portata in sicurezza, mentre il bus ha potuto riprendere la sua corsa dopo un importante ritardo accumulato. A seguito di un primo accertamento la donna è risultata pregiudicata. Adesso è in carcere con l’accusa di interruzione di pubblico servizio e resistenza a pubblico ufficiale. Secondo il codice penale per il primo capo d’accusa si rischia da 6 mesi a 1 anno di detenzione, e una multa non inferiore a 516 euro. Per il secondo reato la pena è invece fissata ad un periodo di reclusione compreso fra 6 mesi a 5 anni.
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