Whatsapp cambia nuovamente: gli utenti sono alle prese con l’ennesimo aggiornamento di software. Le novità.
Whatsapp tiene banco tra gli utenti: il servizio di messaggistica istantanea è utile a moltissimi. Soprattutto per la gratuità del servizio che funziona attraverso la connessione internet. I messaggi non li paga quasi più nessuno: ormai si pagano i giga e i piani tariffari cambiano a seconda delle opportunità e del periodo. I servizi, tuttavia, restano quelli e il colosso di Zuckerberg resta tra i più scaricati.
Gli aggiornamenti, tuttavia, restano l’unico tasto dolente. Metabolizzarli è la parte più difficile perchè cambia anche l’approccio con cui l’applicazione viene utilizzata: trasformazioni troppo repentine tendono a confondere le idee, creare confusione, nel mondo dell’immediatezza, non è contemplato. Quindi tanto vale studiare bene le mosse e capire quando è il momento di fare un passo ulteriore: la casa madre ha deciso di spingersi oltre. Gli utenti restano perplessi.
Il primo punto di sviluppo sono i gruppi: argomento complicato per molti. Fino ad ora si veniva inseriti in un gruppo di conversazione quasi automaticamente. Questo implicava una miriade di notifiche indesiderate poiché i membri alimentavano la chiacchierata anche senza bisogno di interazioni collettive. Tradotto: un utente può ritrovarsi subissato di messaggi anche senza parlare mai.
È possibile silenziare tutto, ma non basta per evitare la mole di materiale accumulato che potrebbe pesare sulla memoria. Allora l’unica cosa da fare è inserire una richiesta di iscrizione a ogni invito. Aggiornamento che piace ai più. Soddisfa meno, invece, la possibilità di far vedere gli accessi (online, offline) solo a una cerchia ristretta di utenti. Decidere chi può capire quando e se siamo in linea.
Questo crea confusione poiché il rischio, nel caso fosse attivato, è di passare per possibili utenti bloccati da altri. Il confine è labile, la discussione anche: altre modifiche sono al vaglio. Soddisfare tutti è complicato, l’importante è non dare adito a polemiche ed evitare l’effetto boomerang. Telegram già si frega le mani.
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