Risulta nullatenente Doina Matei che quindici anni fa, nel 2007 con la punta di un ombrello alla stazione della metro a Termini, uccise l’allora 23enne Vanessa Russo. Tante le polemiche, dalla sulla sua scarcerazione anticipata, e sulla attuale impossibilità di risarcire la famiglia della vittima.
Fu uno di fatti di cronaca che colpirono di più l’Italia e la città di Roma. L’uccisione nel 2007 dell’allora 23enne Vanessa Russo, per mano di Doina Matei una 21enne romena condannata in via definitiva nel 2010 a 16 anni di carcere.
I fatti restano nella memoria di tutti, quando nel pomeriggio del 26 aprile del 2007, alla stazione metro Termini, all’apertura delle porte del convoglio, Vanessa Russo 23 anni, studentessa universitaria, viene aggredita al culmine di una lite con due sconosciute. Una di loro, Doina, la colpisce con l’ombrello in un occhio sfondandole la scatola cranica, uccidendola. La romena e l’amica, minorenni all’epoca dei fatti, scapparono, ma il 29 aprile furono arrestate. Doina fu accusata di omicidio volontario, reato poi derubricato in omicidio preterintenzionale, e fu condannata a 16 anni di carcere. Sentenza confermata in Cassazione.
A quell’epoca Doina si prostituiva per dare da mangiare ai due figli. Dopo la condanna aveva seguito un percorso di riabilitazione pubblicando addirittura un libro. A fine 2015 ottiene la semilibertà. Che perde nell’aprile del 2016 per aver postato una foto su Facebook in costume. Errore che però le viene perdonato subito dal Tribunale di sorveglianza, che si sofferma sul “lodevole impegno” dimostrato nel lavoro e sul fatto che i permessi dal carcere “sono utilizzati per rinsaldare i legami familiari“. In ogni caso le furono accordati quattro anni in meno per buona condotta.
Le parole scritte dal tribunale non fanno però seguito alla richiesta di risarcimento che Doina doveva alla famiglia di Vanessa. 760 mila euro che da quanto si apprende, almeno dalla Matei i familiari non riceveranno mai.
Questo perché l’assassina non ha una fissa dimora ed è nullatenente, dunque, non potrà assolvere il pagamento. La Corte d’Appello di Roma, dopo aver accolto il verdetto della Corte di Giustizia Europea e bocciato il ricorso della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha deciso che alla famiglia spettano 760mila euro. Soldi che sarà lo Stato italiano a pagare. Ancora un brutto colpo per la famiglia di Vanessa che si vede messa in secondo piano per l’ennesima volta.
Questa non è infatti la sola polemica di questa tragedia. A parte le foto postate in bikini, già nel 2016, a fare discutere erano state le immagini spensierate postate da Doina Matei sul suo profilo Facebook. Nelle foto la donna appariva felice durante il regime di semilibertà trascorso a Venezia, dove di giorno lavorava in una coop e la sera rientrava in carcere. Ma al momento, a quanto pare, risulta nullatenente.
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