Mentre il lavoro di bar e ristoranti riparte alla grande dopo l’abolizione delle restrizioni causa Covid, secondo Confcommercio e Confesercenti, all’appello mancano migliaia di lavoratori. Baristi, camerieri e cuochi le figure irreperibili. Così, i titolari dei locali si trovano a dover fare i conti con la mancanza di personale
Nell’anno pre-pandemia (2019) secondo i dati di Confcommercio, bar e ristoranti avevano 80.400 dipendenti, scesi a 56.800 nel 2020, risaliti a 59.200 nel 2021.
Ma ad oggi le risorse che mancherebbero nel settore ristorazione sarebbero oltre 21.200. Numeri esorbitanti che gli imprenditori accusano nelle loro attività. Senza dipendenti non c’è ripresa vera.
Come riportato dal Corriere della sera, il direttore di Confcommercio, Luciano Sbraga, spiega che il vero problema “è ricostruire nella ripartenza il mercato umano sparito. E fondamentali sono gli addetti alla sala più che alla cucina perché devono essere qualificati: le difficoltà di reperimento in questo caso ammontano a 1500 persone (ovvero il 30%). E con l’arrivo dell’estate le cose si aggraveranno”.
Ma dove sono andati i lavoratori nel campo della ristorazione? La maggior parte di loro, a causa del Covid, hanno preferito indirizzare le loro forze professionali al servizio della grande distribuzione o nella logistica. Settori, questi, cresciuti nella pandemia.
Molti, invece, erano stranieri e dunque con la pandemia sono tornati nei Paesi di origine. Mentre, per il presidente della Fipe Confcommercio Sergio Paolantoni “il lavoro nella ristorazione richiede molto spirito di adattamento e sacrificio lavorando nei festivi e di sera: molte risorse forse hanno riscoperto il piacere della casa al di là del guadagno e forse i giovani col reddito di cittadinanza hanno poco interesse. Ecco perché molte attività hanno scelto di aprire solo a pranzo o a cena”.
Calcolando tutti i dipendenti del settore, il presidente della Fiepet Confesercenti, Claudio Pica, sottolinea la mancanza di ben 145 mila addetti in tutto. Va detto, spiega Pica, che non c’è bisogno di tutti questi lavoratori, in quanto non si è ancora ritornati ai livelli pre Covid. Ma questo non vuol dire che i bar, specie quelli in periferia, non ne soffrano”.
L’augurio di Claudio Pica è una “ristrutturazione dell’alberghiero con programmi più consoni al rapporto lavoratori -imprese”. Inoltre, gli imprenditori dovranno venire incontro alle nuove esigenze dei giovani con orari più flessibili. Considerando, eventualmente contratti part time che solo full time.
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