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Agenzia delle Entrate, indennità o sussidio: le differenze | Cosa cambia quando perdi il lavoro

Published by
Andrea Desideri

Agenzia delle Entrate, indennità o sussidio: cosa cambia in ambito lavorativo, le differenze tra NASPI e Reddito di Cittadinanza.

Agenzia delle Entrate, l’eterno dilemma fra indennità e sussidio attanaglia i lavoratori che, al cospetto di un licenziamento o un congedo imminente non sanno cosa fare. Quale misura  adottare. Le differenze sono molteplici e sottili. Si possono classificare sotto diciture diverse: una è la NASPI e l’altra il Reddito di Cittadinanza.

Agenzia delle Entrate, indennità o sussidio: cosa cambia (ANSA)

Due facce della stessa medaglia, nel senso che dovrebbero agevolare gli italiani in attesa di nuove occupazioni, ma lo fanno in maniera diversa. La NASPI è un’indennità, ovvero aiuta nel periodo di ammortamento in attesa di trovare un nuovo impiego: c’è un limite di tempo. In genere sono due anni, solitamente si garantisce a chi viene congedato anticipatamente ma è a ridosso della pensione.

Agenzia Entrate, differenza tra indennità e sussidio: cosa cambia senza impiego

La NASPI è un corrispettivo di circa 1200 euro che scala mese dopo mese del 5%. Ogni volta meno fin quando non termina il periodo concordato. Entro il quale si deve trovare una sistemazione lavorativa. Oppure la pensione di congedo. Altrimenti c’è il Reddito Di Cittadinanza: tecnicamente un sussidio per coloro che sono in attesa di trovare lavoro e hanno bisogno di un aiuto – come dice la parola stessa – in attesa del nuovo impiego.

L’Agenzia fiscale tende una mano ai contribuenti (ANSA)

In tal caso si arriva a una media di 750 euro mensili. Fin quando non si presenta l’occasione di un nuovo lavoro: ci sono tre opportunità di impiego che il collocamento mirato deve garantire per promuovere nuovi ruoli e proporre altrettante figure. Se queste offerte non dovessero essere accettate, il Reddito cessa di esistere dopo tre negazioni. Vale a dire tre volte in cui si rifiuta l’impiego proposto.

In entrambi i casi si tratta di un’erogazione che avviene a fine lavoro: sia in un periodo di transizione che nel congedo definitivo. La possibilità di rimettersi in gioco deve essere alla base di questi incentivi che fungono solo da supporti, ma cambiano canoni e riferimenti. Niente a che vedere con l’aumento in pensione di 200 euro. Contributo che Draghi ha varato di recente per chi è al di sotto di 35.000 euro mensili.

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