Il caso della morte di Liliana Resinovich presenta ancora alcuni dettagli da chiarire. Intanto emergono novità dalla perizia sulle scarpe che in parte confermano alcune idee investigative ma danno altri riscontri importanti agli inquirenti.
Il caso di Liliana Resinovich è quello di una donna trovata senza vita in un boschetto, ma la dinamica e la causa del decesso sono ancora da accertare. Sulla morte della donna emergono intanto nuovi dettagli. Ad annunciarlo è la Procura di Trieste.
Alcuni esami specifici hanno accertato dei dettagli rinvenuti sotto la suola delle scarpe. La morte di Liliana Resinovich presenta ancora diversi aspetti da chiarire. Ritrovati intanto alcuni residui di origine vegetale sotto le scarpe della donna.
Gli inquirenti hanno accertato che sarebbero compatibili con il terriccio dell’area dove è stato ritrovato il corpo. La notizia è stata annunciata mediante comunicato dal procuratore capo di Trieste Antonio De Nicolo.
La Procura di Trieste ha diffuso una nota per spiegare quanto accertato dagli esami effettuati. Liliana Resinovich potrebbe “aver percorso i tratti della via di accesso al sito” che coincidono con il luogo del ritrovamento. Novità importanti quella dei residui vegetali scoperti sotto la suola delle scarpe della donna trovata senza vita vicino l’ex ospedale psichiatrico a Trieste.
“Sembrano indicare un probabile legame con la vegetazione e suolo del ritrovamento e delle vie di accesso ad esso. Sembra plausibile che il materiale aderente alle scarpe, in particolare quello della scarpa destra, sia stato raccolto da Liliana Resinovich sul lastricato pedonale che costeggia l’ultimo tratto di vie Weiss prima dell’imbocco al sito di ritrovamento“, continua la nota. Attività investigativa in corso per accertare quanto accaduto alla donna trovata senza vita lo scorso 5 gennaio nel boschetto vicino l’ex ospedale psichiatrico San Giovanni. La donna era avvolta in due sacchi neri. Proseguono intanto le indagini per accertare le cause del suo decesso.
Di fatto il materiale raccolto sembrerebbe quindi dimostrare che la Resinovich abbia calpestato il suolo vicino il luogo del ritrovamento. Sulla vicenda gli inquirenti hanno parlato di nuovi accertamenti visto che vi sono “elementi di incertezza legati al cattivo stato di conservazione di alcuni frammenti vegetali. Tolti dalla scarpa e messi in una provetta umida non hanno mantenuto la forma originale“, si legge nel comunicato della Procura di Trieste. Non si esclude in tal senso la conferma sull’utilizzo di tecniche come accertamento del DNA vegetale al fine di “stabilire con maggior confidenza l’attribuzione alle specie presenti in loco“.
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