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Cronaca

Femminicidio, uccisa a coltellate davanti ai nipotini | Il movente è agghiacciante

Published by
Maria Teresa Bianco

Un altro caso di femminicidio è avvenuto ieri sera. Questa volta a perdere la vita una donna di 60 anni, uccisa dal marito a coltellate a seguito di una lite per futili motivi. Ad assistere alla tragedia anche i due nipotini della coppia.

Hanno assistito alla morte della nonna sessantenne i due bimbi di 3-4 anni che da ieri sera sono sotto shock dopo la tragedia. Un grave episodio che ha scosso per l’efferatezza e i retroscena del nuovo caso di femminicidio.

Femminicidio, a Rimini uomo uccide moglie davanti nipotini (Ansa)

Il fatto è accaduto nella serata di venerdì 22 aprile proprio all’interno di un’abitazione. Un uomo ha ucciso a coltellate la moglie di 60 anni e poi si è costituito alla polizia. L’omicidio è avvenuto dopo una banale lite coniugale.

Femminicidio, uccisa a coltellate davanti ai nipotini dopo una banale litigata

Si allunga la lista delle donne morte ammazzate per mano di un uomo. Questa volta il femminicidio è avvenuto a Viserba (Rimini) in via Emilia. All’interno della casa, al momento dell’omicidio, erano presenti anche i due nipotini della coppia.

Femminicidio, uccisa donna a coltellate da parte del marito (Ansa)

Dalle prime ricostruzioni effettuate dagli inquirenti, i due bimbi erano in un’altra stanza e non hanno visto niente. L’aggressore omicida, a seguito di una lite scaturita per gelosia, si è avventato contro la donna con un coltello a serramanico, colpendola più volte. La coltellata che le è costata la vita è stata quella inferta alla gola. Dopo la tragedia, l’uomo si è costituito in Questura di sua spontanea volontà.

Il movente shock che ha portato l’uomo a commettere l’atto criminale sulla moglie è la gelosia. La coppia di coniugi italiani sposata da diversi anni e con tre figli maggiorenni era solita discutere per motivi legati alla morbosità dell’uomo nei confronti della donna. Il fatto è avvenuto a casa della figlia della coppia, dove i nonni erano in visita per badare ai nipotini di 3-4 anni.

Ed è qui che ad un certo punto della serata è scoppiata la discussione. Il 62enne era convinto che la moglie lo stesse tradendo con un altro uomo da diverso tempo. Esasperato e cieco dalla gelosia, l’uomo ha preso il coltello da cucina e ha agito infilzando la lama sul corpo di lei. La donna ha tentato la fuga in cucina, ma lui l’ha inseguita e le ha inferto diverse pugnalate tra cui quella fatale alla gola. Dopo la tragedia sono intervenuti la polizia e il 118 che hanno dichiarato il decesso della donna. L’uomo si è invece costituito volontariamente.

Confessione shock dell’omicida: “Ho ucciso mia moglie, a casa trovate il corpo”

Dopo averla uccisa, l’uomo 62enne è andato in questura a confessare l’omicidio. “Ho ucciso mia moglie se andate a casa trovate il suo corpo”. Queste le chiare parole del reo confesso dell’omicidio della moglie con la quale aveva diviso la sua vita per oltre 40 anni.

A chiamare una pattuglia dell’Arma dei carabinieri la figlia della coppia arrivata sul luogo della tragedia poco dopo il fatto. Secondo la ricostruzione fatta dalla Squadra mobile, l’uomo con l’utilizzo di un’arma bianca (coltello) avrebbe quindi colpito più volte la vittima al collo e all’addome. Arrestato in flagranza di reato, dopo l’interrogatorio di questa notte, l’uomo è stato portato in carcere a Rimini.

Femminicidio a Rimini, l’uomo era stato già denunciato dalla moglie

L’uomo 62enne è un paziente del servizio di igiene mentale all’Ausl per disturbo certificato da sindrome ansiosa bipolare. Lo scorso mese di settembre avrebbe messo le mani addosso alla moglie, ma la donna avrebbe evitato di denunciarlo. Il 28 febbraio 2022 nuovo episodio di violenza e conseguente denuncia della 60enne per le minacce marito.

Minacce praticamente mai fermate che sarebbero perdurate nel tempo. La procuratrice capo Elisabetta Melotti ha parlato di una donna che non aveva parlato di violenza dell’uomo, ma di minacce causate “dalla sua gelosia patologica“. Gli inquirenti hanno sottolineato che la vittima avrebbe rifiutato il trasferimento in un luogo protetto, rimanendo così nello stesso condominio in cui viveva la figlia.

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