Sarà l’autopsia a fare chiarezza su come sia morto Gergely Homonnay, scrittore ungherese residente a Roma, deceduto in un locale a San Giovanni. Tra i suoi indumenti la polizia ha trovato della polvere bianca e la doga dello stupro. Gli investigatori sono sulle tracce del pusher
Il suo decesso è avvolto nel mistero. Il corpo di Gergely Homonnay, scrittore ungherese residente a Roma, è stato trovato riverso nel bagno turco di un club privato a San Giovanni, nella capitale, senza segni di aggressione, lo scorso 1 gennaio. Nello spogliatoio, tra gli indumenti, gli investigatori hanno ritrovato un sacchetto di polvere bianca e alcune fiale che conterrebbero Ghb, la droga dello stupro. Sarà l’autopsia, attesa nelle prossime ore, a stabilire se il 52enne abbia fatto uso di stupefacenti e sia morto a causa di questi.
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L’attenzione degli investigatori adesso è concentrata sul pusher che potrebbe avergli venduto le sostanze letali. Gli esami tossicologici e l’analisi degli stupefacenti saranno dunque fondamentali per stabilire se ci siano legami con il decesso.
Intanto il pubblico ministero Luca Guerzoni ha aperto un fascicolo per morte come conseguenza di un altro reato, cioè l’assunzione di droga, tutto questo mentre i carabinieri indagano sul caso, stanno ascoltando testimoni e amici dello scrittore per ricostruire le ultime ore di vita. Homonnay era molto noto in patria soprattutto per le sue lotte per i diritti civili e delle comunità Lgbt.
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Secondo una amica che aveva incontrato lo scrittore nei giorni poco prima di Natale, il 52enne aveva paura che qualcuno potesse fargli del male, riferendosi al suo impegno per la comunità gay, alle polemiche con il governo di Viktor Orban e alle critiche social rivolte a Katalin Novak, la ministra della Famiglia candidata proprio da Orban alla presidenza della Repubblica. Homonnay aveva da poco ricevuto una condanna per diffamazione in Ungheria per aver definito la candidata a presidente «un orribile verme nazista».
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