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Politica

Tregua tra Salvini e Giorgetti. Zaia: Lega non è nata per avere correnti, è granitica

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Paolo Verri

Dopo settimane di tensioni all’interno del Carroccio, il governatore del Veneto Luca Zaia getta acqua sul fuoco. Nessuna divisione all’interno del partito, la linea la detta il segretario federale Matteo Salvini. Ma è davvero così?

Lega, Zaia assicura: Non è nata per avere correnti, è granitica (Immagine Instagram)

Non esiste una Lega di Salvini e una Lega di Giorgetti e dei governatori. Il partito è unito e rema nella stessa direzione. Ad assicurarlo è il governatore del Veneto, Luca Zaia, che getta acqua sul fuoco. E vuole dissipare le voci sempre più insistenti di divisioni all’interno del Carroccio. Voci nate dopo che il leader e il suo vice, il ministro dello Sviluppo Economico, sono apparsi lontani praticamente su tutto, dal Quirinale, al ruolo di Draghi e all’Europa.

“La Lega non è nata per avere correnti, e lo dico io che vengo sempre accusato di essere un bastian contrario. Ha una graniticità unica”, assicura Zaia durante un incontro pubblico a Verona. Ma basterà per calmare gli animi del popolo leghista?

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Nessuna divergenza nella Lega, solo dibattito interno

Salvini e Giorgetti e le tensioni all’interno della Lega
Zaia liquida le divergenze registrate sempre più spesso dopo le elezioni amministrative come naturale “dibattito interno” alla Lega. Nulla di più. “Se fossimo un partito che fa le riunioni nelle cabine telefoniche – dice il governatore del Veneto – capirei. Ma siamo un grande partito con 800 sindaci e governatori, siamo comunque un partito di governo a prescindere dalla nostra posizione sul Governo. E’ giusto che ci sia un dibattito, poi ci deve essere una sintesi“.
Nei giorni scorsi, Giorgetti non aveva risparmiato le stilettate al Capitano. Nel giorno in cui il segretario del Carroccio ha incontrato il presidente del Brasile Jair Bolsonaro, sono uscite le anticipazioni di un’intervista rilasciata da ministro a Bruno Vespa nel suo nuovo libro ‘Perchè Mussolini rovinò l’Italia (come Draghi la sta risanando)’.
“Se vuole istituzionalizzarsi in modo definitivo, Salvini deve fare una scelta precisa – sono le parole di Giorgetti – . Capisco la gratitudine verso la Le Pen, che dieci anni fa lo accolse nel suo Gruppo. Ma l’alleanza con l’Afd non ha una ragione”. Il disegno – poi naufragato – Giorgetti era di far traslocare la Lega nel Ppe. Una cambio di rotta a cui Salvini si è opposto.
Il titolare del Mise, poi, aveva rincarato la dose:  “Il problema non è Giorgetti, che una sua credibilità internazionale se l’era creata da tempo- insisteva – . Il problema è se Salvini vuole sposare una nuova linea o starne fuori”. “Questa scelta non è ancora avvenuta perché, secondo me, non ha ancora interpretato la parte fino in fondo. Matteo è abituato a essere un campione d’incassi nei film western. Io gli ho proposto di essere attore non protagonista in un film drammatico candidato agli Oscar. È difficile mettere nello stesso film Bud Spencer e Meryl Streep. E non so che cosa abbia deciso…”

Abbastanza per suscitare una reazione – muscolare – di Salvini. “Nella Lega che conosco io, ognuno sa stare al suo posto – è stato il suo commento – . E sono sicuro che questa sia la Lega che conoscono tutti”. Tutti. Giorgetti e i governatori leghisti inclusi.

LEGGI ANCHE >> Lega, scontro Salvini-Giorgetti: il Consiglio federale sa di resa dei conti

Il consiglio federale in via Bellerio, ma manca Bossi
Per fare il punto sulla situazione Salvini ha convocato il consiglio federale della Lega in via Bellerio.  “C’è stata una bella riunione, – è la ricostruzione di Zaia – durata tre ore, tutti hanno detto la loro, nessuno è stato messo all’indice. Poi il nostro segretario, che non è mai stato messo in discussione, ha fatto la sintesi”.
Al termine della riunione fiume, Giorgetti ha riconfermato pubblicamente la  fiducia a Salvini. A pesare, però, è stata anche l’assenza del fondatore Umberto Bossi.
Se non è stato convocato il Senatùr, “allora non era un Consiglio federale, almeno per quanto conosco io lo statuto della Lega”, ha presicato Francesco Speroni, ex ministro delle Riforme del primo governo Berlusconi e figura storica del Carroccio. “Non dimentichiamo che Bossi è il presidente della Lega”. Anche chi è vicino a Bossi ha definito la scelta di non invitarlo “un brutto gesto, anche se lui che è un signore non vuole entrare nel merito per non seminare zizzania”.

 

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