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Hacker: così vendono mail e password su Telegram

Published by
Stefano Serrani

Al giorno d’oggi chiunque può fare un attacco informatico, stando comodamente seduto a casa. Il fenomeno del furto di informazioni per via telematica sta assumendo contorni sempre più inquietanti. Ma dove finiscono alla fine questi dati?

Hacker

L’attacco hacker subito ieri dal sito della Siae, con conseguente furto di dati e richiesta di riscatto non meraviglia più di tanto. Senza andare troppo indietro nel tempo basti ricordare quelli ai data center di Regione Lombardia o ai server della Cgil. Un fenomeno piuttosto diffuso dunque, che si sta allargando a macchia d’olio. Ogni giorno migliaia, tra privati e aziende, vedono i propri dati violati. Secondo una recente indagine di Crif l’Italia si troverebbe al sesto posto nella classifica dei paesi con più furti di informazioni personali. Solo nel 2020 si è registrato un incremento del +56%. Mentre per CybergOn i danni provocati dai ransomware, a livello mondiale, avrebbero un costo potenziale di 20 miliardi di dollari.

Ma la vera domanda è: che fine fanno queste informazioni? La risposta è semplice. La maggior parte viene venduta. Il vero problema è che, oggi, acquistarle è facile per tutti. Green Pass falsi, password, documenti. Il commercio corre su Telegram.

LEGGI ANCHE >> Siae, attacco hacker: sottratti 60 gigabyte di dati sensibili

Hacker e furto dati, su Telegram carte di credito e documenti

Hacker, la vendita dati su Telegram

Sui canali Telegram è possibile procurarsi dati e informazioni, bottino di crimini cibernetici. Come riportato dall’Agi, in particolari gruppi sono disponibili database di mail italiane al prezzo di 80 dollari. Il pagamento si effettua in bitcoin, chiaramente in forma anonima. “I dati sono il nuovo petrolio. Eravamo abituati a vedere questo commercio in ambienti ristretti, come il dark web o deep web. Ma questo mercato nero è diventato sempre più grigio, quasi bianco ormai e alla portata di tutti”, ha spiegato Pierguido Iezzi, esperto di sicurezza informatica e Ceo di Swascan, all’Agi.

Lo stesso Iezzi ha poi aggiunto: “Oggi chiunque può fare un attacco informatico senza muoversi da casa, semplicemente consultando Google. Gli strumenti ci sono e sono facilmente accessibili a tutti. Il fatto è che la ‘forza oscura’ ha perso colore, non è più oscura e la trovi in chiaro, giocando su funzionalità che chiunque può utilizzare per scopi non del tutto trasparenti”, ha concluso.

 

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