Una storia a lieto fine quella che potrà raccontare Martina Pigliapoco, l’eroica carabiniera della Stazione di San Vito di Cadore che ha sventato un tentativo di suicidio. Una donna, madre di tre figli, era salita sul ponte di Perarolo di Cadore decisa a farla finita.
Una trattativa durata quasi quattro ore. Quattro ore che Martina Pigliapcoco, Carabiniera venticinquenne della Stazione di San Vito di Cadore, difficilmente dimenticherà. Tutto comincia quando una donna, madre di tre bambini, chiama il 112. E’ sul ponte che unisce i due lati di un profondo canale nella zona boschiva di Perarolo, nel bellunese. Ed è pronta a lanciarsi. Sotto di lei ottanta metri di strapiombo.
Alla telefonata risponde Martina, giovane Carabiniera marchigiana, in Veneto da tre anni. Al momento del suo arrivo sul ponte la donna è già oltre il parapetto, immobile. Scuoteva la testa, in uno stato di crisi profonda: “Non ti avvicinare, non ti avvicinare…”, ripeteva alla giovane. “Ci sono delle direttive guida che ti danno ma, più o meno, tutto quel che ho fatto ieri è stato un improvvisare. Cercare di capire cosa le dava e cosa non le dava invece fastidio e cercare di entrare in sintonia con lei”, le parole di Martina.
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Lunghe ore di tensione quelle vissute nella speranza di trovare un punto di contatto, di instaurare un dialogo con una donna che sembrava non avere nessuna intenzione di tornare sui suoi passi. “Volevo dimostrare alla signora, visto che mi aveva detto di non avvicinarmi ulteriormente, che non avrei fatto niente che non avesse voluto. Era per farle capire che ero lì per aiutarla, ascoltarla”, ha raccontato Martina.
Poi d’un tratto la svolta: “Dal momento in cui ha ammesso di avere dei figli, ed era l’unica ammissione che aveva fatto fino a quel punto, ho capito… Dalle indagini eravamo venuti a sapere che era vero che avesse figli e da lì ho capito che potevo lavorarci sopra”, prosegue.
Trovata la chiave, Martina ha utilizzato parole semplici che hanno fatto breccia nel cuore della donna: “Le ho detto che è sempre meglio avere una mamma che magari possa avere un periodo problematico o di difficoltà, piuttosto che non avere una mamma e quindi affrontare la vita senza una guida”, conclude Martina.
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